
Vibe Coding nel 2026: l'anno in cui gli AI coding agents smettono di imperversare (o quasi)
La scena: un’ingegnere senior in un team distribuito sta completando un microservice di autenticazione. OAuth flows, token rotation, rate limiting. Tempo impiegato: 45 minuti. Linee di codice scritte a mano: 11. Il resto è avvenuto attraverso una conversazione. Non è un caso anomalo. È il 2026, e il vibe coding — quel termine coniato da Andrej Karpathy all’inizio del 2025 che sembrava uno scherzo — è diventato un mercato da 4,7 miliardi di dollari. Ma la domanda che ci facciamo noi developer pratici, quelli che ogni giorno aprono il terminale per lavorare su progetti reali (non demo da conferenza), è un’altra: siamo davvero più produttivi, o solo più veloci a generare codice che non funziona? ...