Se hai mai avuto stampe con superfici tipo popcorn, stringing improvviso su un filamento che prima stampava benissimo, o un rumore di sfrigolio dall’hotend, il sospetto numero uno è l’umidità. Non è un dettaglio da manuale: è probabilmente la causa più comune di stampe rovinate dopo che si è già sistemato tutto il resto (calibrazione, temperature, retraction).
Perché il filamento assorbe acqua
I filamenti sono materiali igroscopici in gradi diversi: assorbono umidità dall’aria anche solo stando aperti su uno scaffale. Nylon e PVA sono i peggiori: bastano poche ore in un ambiente umido per renderli inutilizzabili. Anche PETG e, in misura minore, il PLA ne risentono nel tempo.
Il problema si vede solo quando è troppo tardi: durante l’estrusione, l’acqua intrappolata nel filamento raggiunge la temperatura di ebollizione dentro l’hotend e diventa vapore. Quel vapore cerca di uscire mentre il materiale sta ancora fondendo, e il risultato sono le classiche bollicine sulla superficie, lo stringing, la sotto-estrusione intermittente (perché parte del volume che dovrebbe essere plastica è diventato vapore) e, con l’umidità peggiore, un filamento che si spezza da solo mentre stampi. Con i materiali più igroscopici come il Nylon, l’acqua assorbita degrada anche le proprietà meccaniche del pezzo finito, non solo l’estetica: è un problema serio se stai stampando qualcosa che deve reggere un carico.
Come mi accorgo che un filamento è umido
Prima ancora di controllare l’igrometro, ci sono segnali che imparo a riconoscere ad orecchio e ad occhio: un leggero “popping” o sfrigolio mentre il filamento passa nell’hotend, superfici che sembrano leggermente spugnose invece che lisce, stringing che compare all’improvviso su un filamento che prima non lo faceva, o una bobina che si sente più fragile del solito quando la maneggi: a volte si spezza piegandola, cosa che un filamento asciutto normalmente non fa.
Conservazione: cosa uso davvero
La soluzione più economica e quella che consiglio per iniziare è un contenitore ermetico con sacchetti di silica gel dentro, e un igrometro economico per tenere d’occhio l’umidità relativa: l’obiettivo è restare sotto il 20% RH, e per Nylon e PVA meglio scendere sotto il 10% se puoi. La silica gel si rigenera in forno a circa 120°C per un’ora o due (controlla sempre le istruzioni del produttore, alcuni sacchetti hanno un indicatore colorato che ti dice quando è satura).
Per chi stampa spesso, una dry box attiva (quelle con la porta per far passare il filamento direttamente dalla scatola alla stampante, senza doverlo tirare fuori) è più comoda perché il filamento resta protetto anche mentre stampi, che è il momento in cui è più esposto. Un filament dryer vero e proprio (quelli con resistenza e ventola, non solo desiccante passivo) è l’opzione più efficace se hai molti materiali diversi o lavori spesso con Nylon: ti permette di asciugare in poche ore un rotolo che altrimenti richiederebbe giorni di solo desiccante.
I sacchetti sottovuoto funzionano bene per lo stoccaggio a lungo termine di bobine che non usi spesso: aggiungi un po’ di silica gel prima di sigillare e il filamento resta protetto per mesi.
Tempi e temperature di asciugatura
Se il filamento è già umido, ecco le temperature che uso come riferimento (verifica sempre che il tuo essiccatore non superi la temperatura di rammollimento del materiale, altrimenti rischi di deformare la bobina):
- PLA: 40–45°C per 4–6 ore
- PETG: 50–60°C per 4–6 ore
- ABS: 60–80°C per 2–4 ore
- Nylon (PA): 70–80°C per 6–12 ore (è il materiale che assorbe di più e richiede più pazienza)
- TPU: 40–55°C per 4–6 ore, con attenzione perché è morbido e può deformarsi
Evita il forno di casa per questo: è difficile mantenere una temperatura stabile e bassa, e il rischio di rovinare la bobina o, peggio, il cibo che ci cuoci dopo, non vale il risparmio.
L’abitudine che fa davvero la differenza
Più che l’attrezzatura, quello che cambia i risultati è l’abitudine: rimettere la bobina nel contenitore ermetico subito dopo la stampa, invece di lasciarla sul tavolo “tanto la uso domani”. È il momento in cui la maggior parte dei filamenti prende umidità inutilmente. Se stampi raramente con un materiale specifico (Nylon in particolare), conviene asciugarlo comunque prima di ogni stampa importante, anche se sembra ancora in buone condizioni: con questi materiali l’umidità si accumula più in fretta di quanto sembri.
Investire 20-30€ in un contenitore ermetico decente e un igrometro costa meno di una singola bobina di filamento sprecata, e molto meno del tempo perso a rincorrere problemi di stampa che in realtà erano solo umidità.
