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Ho passato più tempo a scegliere il controller giusto per il mio cabinet Batocera che a configurare RetroArch, e non è un’esagerazione: puoi avere l’emulatore più preciso del mondo, se il pad ha uno stick che va in drift dopo tre mesi o un layout che non assomiglia a nessuna delle console che stai emulando, l’esperienza è comunque frustrante. Mi scrivono spesso chiedendo quale controller comprare per il proprio setup di emulazione, che sia un Raspberry Pi sotto la TV, un PC dedicato o un handheld Android. La risposta cambia parecchio a seconda di cosa vuoi emulare davvero.
Ho selezionato tre controller 8BitDo, che negli ultimi anni sono diventati di fatto lo standard per chi emula seriamente: coprono bene tre esigenze diverse, dal generalista onesto al top di gamma senza compromessi, fino allo stick arcade per chi ama i picchiaduro e i giochi da sala.
8BitDo SN30 Pro: il generalista che consiglio più spesso
Se devi comprare un solo controller per iniziare, è questo. L’8BitDo SN30 Pro costa una frazione degli altri due, ha un layout ispirato al SNES ma con doppio stick analogico aggiunto, dorsali L2/R2 analogiche, e si connette in tre modi diversi: Bluetooth (per Switch, Android, iOS, Steam Deck), USB-C cablato, o tramite il dongle 2.4GHz incluso, che è quello che consiglio per Batocera e RetroPie su Raspberry Pi, dove il Bluetooth a volte dà latenza ballerina o problemi di abbinamento dopo un riavvio.
Il punto forte è la compatibilità pressoché universale: su RetroArch viene riconosciuto senza configurazioni manuali di mapping, i pulsanti frontali rispettano lo standard SNES/Xbox a cui gli emulatori sono già tarati di default, e la batteria dura una ventina di ore con una ricarica USB-C, niente più pile stilo da comprare ogni due settimane. Per emulare NES, SNES, Genesis, PS1 e la maggior parte dei giochi N64 è più che sufficiente, e resta la scelta più sensata anche solo per il rapporto qualità-prezzo.
Il limite, onestamente, sono gli stick a potenziometro tradizionale: dopo un uso intenso di uno o due anni, come su quasi tutti i pad in questa fascia di prezzo, possono iniziare a soffrire di drift. Non è un difetto specifico di questo modello, è la fisica del componente. Se giochi con moderazione non te ne accorgerai mai; se lo usi tutti i giorni per sessioni lunghe, è la prima cosa che si romperà.
8BitDo Ultimate 2: quando lo stick che dura conta più del prezzo
Un gradino sopra, per chi vuole il massimo senza compromessi, c’è l’8BitDo Ultimate 2 Wireless Controller. La differenza principale, e quella che giustifica il prezzo più alto, sono gli stick analogici a effetto Hall: usano un campo magnetico invece di un contatto fisico che si consuma, quindi niente drift nel tempo, che è il difetto più comune e più fastidioso su tutti i controller economici dopo qualche mese di uso intenso. Anche i grilletti L2/R2 sono Hall-effect, con corsa regolabile su due livelli per chi gioca di corsa nei picchiaduro o nei racing game emulati.
Viene con una base di ricarica inclusa, un dettaglio pratico che sui pad economici manca sempre: appoggi il controller, si carica, non devi cercare il cavo USB-C ogni volta. Il software companion 8BitDo Ultimate su PC permette di rimappare pulsanti, creare profili diversi per emulatore e regolare la sensibilità degli stick, utile se emuli sia PS2/GameCube (dove gli stick contano parecchio) sia sistemi 2D dove userai solo la croce direzionale.
Per emulazione N64, Dreamcast, PS2 e GameCube su PC o su handheld Android potenti come Retroid Pocket o Anbernic con chip Unisoc, è il controller che consiglierei senza troppi dubbi, con la consapevolezza che si paga la qualità dei materiali e la tecnologia Hall-effect, non solo il logo 8BitDo.
8BitDo Arcade Stick: per chi emula i picchiaduro sul serio
Poi c’è chi, come me, ha un debole per Street Fighter, Neo Geo e i beat ’em up da sala giochi, dove pad e croce direzionale non renderanno mai come una vera leva arcade. Per questo tipo di emulazione, l’8BitDo Arcade Stick è la scelta giusta: leva a otto direzioni con microswitch stile Sanwa, sei pulsanti frontali disposti secondo il layout classico da cabinato, e la stessa connettività versatile Bluetooth/USB/2.4GHz degli altri modelli 8BitDo.
Su MAME e sui core arcade di RetroArch la differenza si sente davvero, non è solo estetica da collezionista: i quarter circle per le mosse speciali diventano naturali con una leva vera, cosa che con lo stick analogico o la croce direzionale di un pad normale resta sempre un compromesso scomodo. È anche un ottimo punto di partenza per chi vuole avvicinarsi al mondo delle leve arcade custom senza ancora impegnarsi nella costruzione di un cabinato vero e proprio con componenti Sanwa o Seimitsu comprati separati: qui hai tutto pronto, a un prezzo onesto rispetto a un progetto DIY completo.
Quale comprare, secondo me
Se vuoi un solo controller versatile per iniziare a emulare NES, SNES, Genesis e PS1 senza spendere una cifra importante, prendi lo 8BitDo SN30 Pro: copre la stragrande maggioranza dei casi d’uso e si connette bene a tutto, da Batocera su Raspberry Pi fino allo smartphone.
Se emuli parecchio N64, PS2 o GameCube e vuoi stick che non si consumano nel tempo, l’8BitDo Ultimate 2 vale la spesa in più: gli Hall-effect da soli giustificano la differenza di prezzo per chi lo usa tutti i giorni.
Se il tuo cuore batte per i picchiaduro e i giochi arcade, l’8BitDo Arcade Stick ti dà un’esperienza molto più vicina al cabinato originale rispetto a qualsiasi pad, ed è anche un buon primo passo prima di lanciarti in un progetto di cabinato fatto in casa.
Una cosa che vale per tutti e tre: se il tuo setup è un Raspberry Pi con Batocera o RetroPie, preferisci sempre il dongle 2.4GHz al Bluetooth quando è disponibile. Costa qualche secondo in meno di configurazione e ti risparmia quei fastidiosi disconnect casuali che il Bluetooth su Linux embedded, ogni tanto, ancora regala.
